Le copertine dei libri stanno cambiando

By Grafiche Passart,

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copertine libri

Lucy Feldman del Wall Street Journal ha notato che negli ultimi tempi molte copertine di libri americani e inglesi sono diventate gialle. La sua ipotesi è che gli editori stiano rivalutano le loro tecniche per la creazione di copertine per essere più visibili online. Le copertine presentano sempre di più colori molto sgargianti rinunciando spesso al contrasto nero/bianco.

Feldman ha fotografato una distesa di libri recenti, giallo limone, giallo cartuccia di stampante, giallo Pantone 108803. Si vede subito come il contrasto sia molto efficace.

In Italia il colore giallo non è una novità. Nel 1929 infatti nacque la collana dei “Gialli Mondadori”, una delle collane dominanti dell’editoria. Vent’anni fà, Einaudi lo utilizzò per le coste – ossia i dorsi dei libri – e fu poi imitato da altri editori. Quindi è dagli anni Ottanta che gli editori e i grafici puntano molto su colori accesi. Paradossalmente, in un mondo pieno di colori spiccava l’assenza di colori. Così venne subito aumentato l’uso del bianco.

Nel mondo digitale la faccenda è diversa: il digitale impone la trasformazione delle copertine in pure immagini a due dimensioni. La copertina diventa quindi l’unico metro di giudizio per le persone che sfogliano i cataloghi online. Per questo motivo i metodi di impostazione delle copertine stanno cambiando per adattasi al commercio online.

Per capire come internet stia cambiando il modo di progettare le copertine dei libri, sono stati interrogati due famosi disegnatori di copertine: il primo è Chipp Kidd, il book designer di Penguin Random House. Chip Kidd risponde così:

“Non penso che Internet influenzi il modo di progettare i libri. Certamente non influenza il mio. Quando andavo a scuola, più di 30 anni fa, ci dicevano: “Se una grafica funziona bene quando è molto piccola, funzionerà in maniera ancora più brillante quando sarà esplosa alle dimensioni reali”. Quindi ho utilizzato questo principio da prima che Internet esistesse”.

La seconda risposta proviene da Paul Sahre, illustratore del New York Times e illustratore di copertine di libri molto apprezzati:

“Sì, Amazon sta cambiando la progettazione delle copertine, ma naturalmente il discorso si può allargare a tutti i social media e digitali. Le copertine hanno bisogno di essere leggibili su tutti gli schermi, spesso in dimensioni ridotte. Nella maggior parte dei casi, ma non in tutte, le sottigliezze del libro fisico nel digitale non si traducono bene. Un risultato può essere l’utilizzo di caratteri più grandi e in neretto”.

Sahre racconta anche un episodio particolare, per spiegarci le difficoltà che si possono incontrare nel tradurre una copertina stampata in una digitale:

“Avevo disegnato una copertina per un libro di Patton Oswald intitolato Zombie Spaceship Wasteland. La copertina della prima edizione hardcover aveva colori contrastanti (blu e rosso) che vibravano una volta stampati. Quando la copertina ha incominciato ad apparire ovunque in digitale, l’effetto di compressione creava una sfocatura illeggibile dei colori. Era un casino ed era totalmente inaspettato. Chi progetta le copertine oggi ha bisogno di conoscere anche queste cose. Ecco come appariva. Sul mio sito sono riuscito a tenerla sotto controllo: Per il paperback abbiamo abbandonato il progetto”.

“Avevo disegnato una copertina per un libro di Patton Oswald intitolato Zombie Spaceship Wasteland. La copertina della prima edizione hardcover aveva colori contrastanti (blu e rosso) che vibravano una volta stampati. Quando la copertina ha incominciato ad apparire ovunque in digitale, l’effetto di compressione creava una sfocatura illeggibile dei colori. Era un casino ed era totalmente inaspettato. Chi progetta le copertine oggi ha bisogno di conoscere anche queste cose. Ecco come appariva. Sul mio sito sono riuscito a tenerla sotto controllo: Per il paperback abbiamo abbandonato il progetto”.

copertine libro zombie

Cosa se ne pensa in Italia?

“È in atto un processo di semplificazione visiva”, dice Ottavio Dibrizzi, responsabile saggistica Rizzoli, “nelle librerie più grandi le copertine devono essere visibili anche a distanza e una cosa simile avviene online dove le copertine sono anche in scala 10 per cento. Ma non mi sembra si possa parlare di un effetto diretto del digitale, quanto della polverizzazione dell’attenzione. È un problema di affollamento che va al di là dell’online”.

Secondo questa versione, l’online non avrebbe un impatto rilevante sulla progettazione delle copertine. C’è chi invece la pensa diversamente come Riccardo Falcinelli, art director che disegna copertine per Einaudi, minimumfax, Laterza, Carocci ed altri:

“Le librerie online invece hanno cambiato radicalmente il modo di progettare le copertine.” dice, ” La prima volta che un libro viene visto, oggi, è online, non in libreria, quindi deve funzionare anche in formato francobollo altrimenti sui social network non girerà. Bisogna sempre tenere presente che oggi il mondo è filtrato dall’iPhone. Gli editori non ne tengono conto quasi mai, l’editoria continua a concentrarsi sul contenuto del libro o sull’aspetto commerciale legato alla libreria. Spesso sono io che dico leviamo perché stiamo dando troppe informazioni. Ma le difficoltà più grandi sono con gli autori che vorrebbero tutto in copertina, e fanno fatica ad accettare che bisogna puntare su una cosa sola”.

Tutti però sono d’accordo sul fatto che la caratteristica più importante di una copertina è l’economia dell’informazione, non la sua ricchezza. Chipp Kidd ha detto che le librerie, anche quelle online, sono come le discoteche: per attirare l’attenzione hai 3 secondi, al massimo 5, quindi sei libero di decidere di non vestirti bene, ma devi sapere che non avrai chance di essere notato. Anche Falcinelli su questo punto è d’accordo:

“È essenziale che ci sia un unico punto focale. Vale soprattutto per la narrativa che si rivolge a tutti, meno per la saggistica alta che parla a chi già sa. Quanto ai colori, in Italia sono sempre più o meno gli stessi: rosso, bianco e nero per i saggi; giallo, nero e rosso per la narrativa. Su una copertina i punti focali possibili sono tre: il nome dell’autore, se è molto famoso, il titolo se è memorabile, ma è molto raro, oppure l’immagine, che invece si può trovare sempre. Quindi, generalmente, è su quella che occorre puntare”.

Le 3 tendenze delle copertine moderne

La necessità di trovare un punto focale orienta anche la scelta delle immagini. Sempre secondo Falcinelli, le tendenze che vanno per la maggiore nelle copertine italiane sono 3:

  1. Un viso in primo e primissimo piano, che appartenga a sconosciuti o a persone famose, è il soggetto più ricorrente delle copertine italiane.
  2. La seconda tendenza è mostrare la figura umana di schiena: dare le spalle al lettore è un gesto che è perfettamente speculare a guardarlo in faccia.
  3. C’è poi una terza tendenza, minoritaria, che va nella direzione opposta e che reagisce al digitale puntando proprio sul carattere originario – libresco – dei libri. Negli ultimi anni, dopo decenni di assenza, anche in Italia come negli Usa, si torna a puntare sulla grafica e la tipografia.

Comunque, contrariamente a quanto sosteneva qualche anno fa un articolo dell’Atlantic Monthly, il digitale non sta affatto uccidendo le copertine dei libri, anzi, la loro importanza sembra aumentare.

(Fonte: Il Post)