Un “polpastrello artificiale” tutto italiano

By Grafiche Passart,

  Filed under: Tecnologia

Schermata 2016-03-22 a 14.59.14

Fino a pochi anni fa, restituire la sensibilità del tatto a una persona priva di un arto sembrava un’operazione del tutto impensabile e impossibile; oggi, questa idea è diventata realtà. A condurre lo studio sulla materia della neuroprotesi (cioè protesi artificiali collegate al sistema nervoso del paziente) sono alcuni scienziati dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dell’École Polytechnique Fédérale de Lausanne, con la collaborazione di altri laboratori di ricerca.

I ricercatori hanno costruito un prototipo di polpastrello artificiale, capace di far sentire al paziente le diverse superfici che tocca con esso. Questa protesi artificiale è collecata al sistema nervoso attraverso elettrodi impiantati direttamente ai nervi del braccio, in un punto appena sopra l’amputazione. I sensori contenuti nel dispositivo generano segnali elettrici durante il movimento dello stesso: questi segnali generano degli impulsi che vengono trasmessi al sistema nervoso tramite gli elettrodi in maniera molto efficace.

Nel video che segue, possiamo vedere questo polpastrello artificiale in azione. Il soggetto dell’esperimento è il danese Dennis Aabo Sørensen, che presenta un’amputazione al braccio sinistro. L’uomo è collegato a una macchina che controlla la protesi artificiale e la muove su diverse superfici,  in particolare superfici rubide o con zigrinaure. Dennis, nel 96% delle prove è riuscito a riconoscere le diverse superfici come se avesse ancora la mano. In passato, il danese aveva già riconosciuto superfici attraverso mani bioniche, ma ora il salto in avanti è costituito dalla grande precisione che offre questo nuovo polpastrello artificiale, che gli permette di distinguere ogni singola imperfezione delle superfici toccate.

L’esperimento è stato condotto anche su persone non amputate, con gli arti in buono stato. In questo caso gli impulsi arrivano tramite sottili aghi microneurografici, inseriti nel nervo mediano del braccio temporaneamente. Questo è servito a dimostrare in primis che le regioni del cervello stimolate erano le stesse, sia che venisse usato il nuovo dito artificiale o un arto bionico; inoltre, che è possibile continuare la ricerca su pazienti sani senza dover procedere con operazioni chirurgiche su pazienti amputati.

Per approfondimenti, le acquisizioni ottenute sono descritte in un documento (in inglese) pubblicato sul giornale scientifico eLife.

(Fonte: Wired)