A cosa serve Twitter?

By Grafiche Passart,

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Twitter ha da poco compiuto 10 anni, e le ultime notizie non lo vedono in un ottimo stato di salute, sia per quanto riguarda il numero di utenti sia da un punto di vista finanziario.

Da un recente sondaggio commissionato proprio da Twitter è emerso che, fuori dalla cerchia dei suoi utenti, sono in pochi a sapere cosa sia veramente Twitter e a cosa serva effettivamente. A San Francisco credono fermamente che, pur essendo il marchio Twitter noto a tutti coloro che navigano sulla rete, ci sia ancora una bassa consapevolezza su come la piattaforma debba essere utilizzata: dalla ricerca emerge che molti utenti utilizzano Twitter per cercare amici e parenti per condividere le foto e che ovviamente rimangono delusi.

Nato nel 2006 come un servizio gratuito di social networking e microblogging, possiamo definire Twitter come una piattaforma real time. La struttura e l’uso sono diversi da quelli del principale concorrente, ovvero Facebook: Twitter, infatti, propone un’interfaccia e un uso più semplificato, e con poche funzioni. Creando un parallelismo con Facebook (social network forse più “nazional-popolare, specie in Italia), Twitter permette all’utente di caricare foto o video e di inviare messaggi privati (analogamente al social di Mark Zuckerberg), tuttavia il modo di commentare o di pubblicare stati dal profilo risulta assai diversa. Gli utenti, infatti, comunicano tra di loro tramite i “tweet”  (letteralmente “cinguettio”); questa tipologia di post e commenti prevede l’uso di massimo 140 caratteri a messaggio.

Un ulteriore elemento di differenziazione da Facebook riguarda la possibilità di rispondere ad un determinato post “taggando” una precisa persona (ossia, facendo sapere a quella persona che si sta rispondendo precisamente a lei): Twitter permette di citare il messaggio a cui si vuole rispondere tramite la funzione di re-tweet, e permette inoltre di inserire alcune parole chiave, o hashtag.

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Cos’è l’hashtag? L’hashtag è una delle componenti principali di regolazione del traffico delle informazioni sulla piattaforma. Tramite l’inserimento di questi ultimi si può focalizzare la ricerca di notizie su un determinato campo o argomento, o far sì che un tweet possa essere inserito dentro ad un determinato contesto.

Per essere più chiari vediamo alcuni esempi: lo scorso 8 agosto si è tenuta la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Rio 2016. Tramite l’hashtag #rio2016 era possibile vedere e filtrare tutte le immagini e i tweet in tempo reale caricati dai vari utenti che parlavano della cerimonia di apertura, o in generale del macro argomento “Olimpiadi”; in alternativa, è possibile monitorare i 10 hashtag più usati tra tutti gli utenti, premendo semplicemente sulla barra di ricerca. L’hashtag è, per così dire, uno strumento d’ordine in mezzo al flusso rapidissimo di tweet che si manifestano sul social network: se il mio interesse è incentrato su un determinato argomento (una notizia, una partita di calcio, una persona in particolare), gli hashtag selezionano solo i pensieri delle persone su quel determinato oggetto.

Come ormai risulta chiaro, tutto il funzionamento di Twitter ruota attorno ad un meccanismo di immediatezza. A riprova di ciò, anche il sistema delle “amicizie” è diverso, in questo social: mentre Facebook molto spesso richiede necessariamente l’amicizia tra due persone, per poterne seguire i contenuti, su Twitter questo non è necessario, poiché nella stragrande maggioranza dei casi (con qualche eccezione) i profili sono “aperti”, cioè di libera fruizione, senza obbligo di relazione tra utenti.

Pur presentando un’interfaccia generalmente meno complessa rispetto a Facebook, Twitter necessita di più attenzione, in quanto la filosofia che sta alla base del social è quella del cogliere l’attimo. Qualsiasi fatto o avvenimento a livello globale, infatti, sia esso una serie tv di successo o un catastrofe natuale, può influenzare i trend (le tendenze, ciò di cui si parla) degli utenti, e nel giro di poco tempo passare dall’essere l’argomento più citato e discusso a non essere più calcolato da nessuno (e viceversa).